Le potature e le ferite degli alberi

Nodo morto

Le ferite degli alberi sono provocate da parassiti, potature, gelo, tempeste, queste ferite sono una porta d'ingresso per i funghi patogeni all'interno della pianta e devono essere curate prima possibile.

Il trattamento delle ferite permette una cicatrizzazione naturale più veloce, evita l'essiccazione e l'imbibizione di acqua meteorica e impedisce l'attacco di funghi e batteri.















Dott. Enrico Ottaviani
Consulenze energetiche e ambientali
enricoottaviani@yahoo.it
telefono 370 3145732
Sito web

Le ferite degli alberi hanno una migliore cicatrizzazione se la loro forma è ovale, perchè con una forma ovale la ferita è raggiunta in modo migliore dalla linfa che porta anche le cellule sugherose cicatrizzanti e il taglio si va a citrizzare molto più rapidamente. E' solo il cilindro corticale la parte viva del tronco mentre il legno è costituito da tessuto morto, sarà quindi il cilindro corticale a formare un callo che piano piano chiuderà la ferita.

Nei nodi (la parte centrale della ferita) circondati dalla cilindro corticale, i vasi xilematici si chiudono e non ci passa la linfa, quindi le ferite del legno (i nodi) non guariscono mai.
Se il nodo è esposto agli agenti atmosferici abbiamo ristagno d'acqua e quindi putrefazione dovuta ai funghi che attaccano il legno formando una carie. E' quindi importante chiudere la ferita prima possibile affinchè l'acqua e i funghi non possano entrare nel legno, difatti la carie può ingrandirsi sempre di più compromettendo la stabilità dell'albero e portare l'attacco fungino attraverso la linfa in tutto l'albero, portando poi alla sua morte.

I "3 principi" della potatura
Primo principio della potatura: "piuttosto che potare male è sempre meglio non potare."
Le piante in natura non hanno bisogno di essere potate, senza che interveniamo noi crescono benissimo e senza problemi. Escludendo l'autopotatura delle conifere (un processo di distacco naturale dei rami non più efficienti a seguito di mancanza di luce o danni), la potatura è una tecnica inventata dall'uomo per: ridurre lo sviluppo delle specie vegetali, per aumentare la produzione di fiori e frutti e per dare una determinata forma alla pianta (ars topiaria). La potatura in misura maggiore o minore in dipendenza della pianta, del periodo e dell'entità della stessa è sempre causa di sofferenza per la pianta quindi una potatura fatta male o eccessiva o fatta a una pianta che non la sopporta può determinarne la morte o una eccessiva diminuzione della sua longevità.
Autopotatura in Pinus nigra
Secondo principio della potatura: non tutte le piante hanno la stessa resistenza alla potatura. Alcune possono subire eccessiva sofferenza, riduzione della longevità e infine a morte.
Alcune piante sopportano solo ridotti interventi di "pulizia", limitati tagli per questioni di sicurezza e limitazione dello sviluppo con il taglio pochi rami, queste piante sono ad esempio: tutte le conifere (Divisione Conipherophyta), l'albicocco (Prunus armeniaca), l'ippocastano (Aescolus hippocastanum), le querce (Quercus ssp. tranne il leccio che può essere potato a siepe) e il ciliegio (Prunus avium).

Terzo principio della potatura: il tempo giusto per la potatura è in genere il tempo di dormienza della pianta, difatti nel periodo di riposo c'è meno possibilità che gli agenti patogeni entrati dalle ferite possano diffondersi in tutta la pianta. Per gli alberi dei climi temperati il tempo di dormienza è l'inverno, quindi è preferibile fare interventi di taglio all'inizio della primavera, ma per alberi della fascia più calda del mediterraneo (come leccio, tamerici, carrubo) il periodo di riposo vegetativo è l'estate quindi si consiglia di potare alla fine della stagione calda.

Dove fare il taglio?
Taglio al livello dell'anello del ramo
Il ramo va tagliato al livello dell'anello, l'anello del ramo è un rigonfiamento vicino alla base, il taglio deve essere fatto a questo livello perchè qui la cicatrizzazione avviene più rapidamente e in modo migliore. In alcune piante però l'anello non si vede (nel carpino e nelle conifere) allora il ramo va tagliato al livello del tronco.
















Moncone

Non si deve MAI lasciare un moncone, i monconi sono pezzi di rami senza germogli che impediscono la guarigione della ferita (perchè non ci arriva più linfa) e seccandosi rappresentano un punto d'ingresso per i patogeni dentro la pianta.






Che fare dopo il taglio?
Il taglio deve essere più netto e pulito possibile perchè le irregolarità favoriscono il ristagno d'acqua e l'attacco dei patogeni, dopo aver usato un seghetto di buona qualità si può usare un coltello affilato per smussare le rugosità. Poi si andrà a trattare o con tintura di propoli, con solfato di rame o con ossicloruro di rame in modo da disinfettare la ferita.
Infine si sigillerà con corteccia sintetica oppure si potranno usare prodotti a doppia azione antimicotica e sigillante.
In questo modo si formerà naturalmente il callo che andrà piano piano a chiudere la ferita. 

Ferita su quercia rossa completamente guarita
E' importante non applicare il prodotto sigillante su una ferita malata perchè in questo modo si proteggono i funghi dagli agenti atmosferici, favorendo il loro attacco alla pianta.